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sabato 27 febbraio 2016

Rinnovarsi Perdonando

C'è chi a perdonare non ci pensa nemmeno, chi ci prova e non ci riesce. Come si cambia perdonando? Come cambia la relazione dopo il perdono? Il perdono è una delle forme d'amore più grandi.

Il perdono è un elemento importante della nostra vita, ci permette di andare avanti e oltre nelle relazioni e con noi stessi. Non tutti conoscono il potere che il 
perdono porta con Sé per la nostra vita.

La parola perdono deriva dal latino condonare (dare in dono, rimettere, graziare, abbandonare). In italiano perdonare assume il significato di "assolvere qualcuno dalla colpa commessa, condonare a qualcuno l’errore o il fallo compiuto, trattare con indulgenza e comprensione, scusare, concedere il perdono".


Il perdono porta con sé un cambiamento, com
porta una transizione nell'individuo. Perdonare implica riuscire ad andare oltre ai propri sentimenti, pensieri e comportamenti negativi e soppiantarli con la presenza di sentimenti pensieri e comportamenti positivi. Perdonare richiede un cambiamento e una sfida con noi stessi non facile da compiere. Compiere la scelta del perdono, rinunciando al rancore per cercare una riconciliazione è la forma d'amore più alta e più grande. 

Il lavoro del perdono necessita di tempo, richiede un passaggio interno, un'evoluzione, ha come presupposto imprescindibile il raccoglimento del soggetto su se stesso. E' un lavoro che può avvenire solo in solitudine: il corpo dell'altro è divenuto straniero.
Cosa accade ai legami quando uno dei due tradisce? Cosa accade se il traditore chiede poi perdono? Chiede di essere ancora amato e che tutto torni come prima?

Massimo Recalcati spiega nel suo libro "Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa" che perdonare l'imperdonabile è il gesto più radicale dell'amore.
"Il perdono prende senso, trova la sua possibilità di perdono solo laddove esso è chiamato a fare l'im-possibile e a perdonare l'imperdonabile, l'inespiabile - e quindi fare l'impossibile. Perdonare il perdonabile, il veniale, lo scusabile, ciò che si può sempre perdonare, non è perdonare." Jacques Derrida.
E' anche vero, però, che esiste un punto in cui il perdono diventa davvero impossibile e l'amore si arresta: succede quando chi amiamo si ostina a ingannare se stesso, quando insiste ad ingannare sistematicamente il proprio desiderio.


Essere disposti, per l'amore che ancora nutriamo a rinnovare la fiducia, a rinnovare il dono della promessa, non è una cosa semplice, ma è possibile.

In questo senso il perdono è un dire "Si!" e ancora un "Si!" a un altro incontro possibile con l'amato. Si tratta di un rinnovamento assoluto del legame che non può perseguire l'illusione di ricostruire il legame com'era. Il perdono non può cancellare le tracce della ferita, non può essere il frutto di un'amnesia. 
Tutto quello che circondava l'amato - ricordi, esperienze, amicizie, imprese - dev'essere voluto una seconda volta, deve essere fatto vivere in modo nuovo, ancora un'altra volta.
Il gesto del perdono è uno dei gesti più alti dell'amore: solo il lavoro del perdono può far decidere per un altro Si.
Il lavoro del perdono può diventare un'occasione per provare a fare un passo al di fuori delle sabbie mobili del narcisismo. Quando si perdona il rapporto con l'altro è al di fuori del rapporto con il proprio Sè Ideale (l'altro non è più lo specchio che riflette le parti migliori di me stesso) il lavoro del perdono viene dall'abisso del trauma dell'abbandono, il perdono conduce al di là dell'Io, ci accosta al mistero della totale ingovernabilità dell'Altro, del suo essere irriducibilmente straniero.

Chi sa perdonare è chi non vive il movimento dell'amore come quello dell'avere, ma è quello del cedere, del perdersi, dell'assoluta esposizione priva di riserve dell'Altro. E' in questa sola condizione che il perdono è possibile, nel carattere ingovernabile e radicalmente libero del desiderio dell'Altro. Per questa ragione il lavoro del perdono rivela più di ogni altra cosa come nessun disegno di appropriazione dell'Altro potrà mai garantire la realizzazione dell'amore. 

"Amare è un rischio assoluto che esclude il possesso assoluto" (Massimo Recalcati).


Il processo del perdono permette di ristrutturare la realtà, ridefinisce sé, l’altro e le relazioni. Consente il passaggio da significati drammatici, umilianti a significati nuovi, più costruttivi, funzionali all'equilibrio psichico e al benessere. Il valore innovativo e la funzione liberatoria del perdono apre ad una relazione rinnovata e svolge una funzione trasformativa per la personalità, che comprende al suo interno l’accettazione della propria e altrui possibilità di sbagliare. 
Riconoscere il bisogno di perdonarsi e perdonare, sottolinea un percorso umano di condivisione e reciprocità, nell'impegno di un cambiamento di mentalità. 
Qui di seguito il video di Roberto Benigni e la presentazione del libro di Papa Francesco, che con il suo linguaggio diretto e che arriva dritto al cuore, permette di comprendere il potere del perdono.


"Il signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Allora dobbiamo chiedere la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché lui non si stanca di perdonare. Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza. La misericordia non cancella il peccato, va oltre. E' come il cielo, noi guardiamo il cielo, tante stelle, ma quando viene il sole al mattino, con tanta luce, le stelle non si vedono più"

Quando il lavoro del perdono riesce, l'oggetto perduto risulta davvero perduto, è lasciato andare; potremmo tenerlo simbolicamente in noi, ma il mondo che è morto con lui può finalmente trovare un'altra vita possibile, può diventare un'altra forma del mondo.

Lara Zucchini

Fonti:
Derrida J., Perdonare, tr. it. Raffaello Cortina: Milano, 2004, pp. 46-47.
Recalcati M., Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa, Raffaello Cortina: Milano, 2014.

lunedì 15 febbraio 2016

Come ci trasforma l'Amore?

L'amore ci cambia, cambiamo insieme al nostro amato. Siamo in grado di relazionarci al cambiamento? Amare se stessi è la soluzione.



Siamo spesso in ricerca costante di qualcuno, di relazioni e di storie.  In molte persone emerge il bisogno di entrare con gli altri in “relazioni intime”: c’è chi le cerca fugaci, chi cerca legami che durano nel tempo, chi ha solo bisogno di vicinanza emotiva, sostegno e comprensione.
D'altronde siamo animali sociali: abbiamo bisogno di confrontarci con gli altri, di sentirci parte di un gruppo e di entrare in relazione con le altre persone, seppur a livelli differenti.
Nonostante il bisogno di tessere storie relazionali accomuni tutti, capita che ci sia chi invece rifugge dall'instaurare relazioni intime. Secondo Hatfield (1987) si tratta del timore di fidarsi, di essere abbandonati, di essere attaccati nelle proprie fragilità, di perdere la propria individualità. Altre volte sembrano esser invece le relazioni intime a rifuggire alle persone: innumerevoli volte ho sentito frasi come “non trovo quello giusto/a”… immagino sia capitato anche a voi di sentire questa frase, oppure qualche volta siete stati voi stessi a pronunciarla.
Per Carotenuto l'esclusione dall'esperienza amorosa nasce da dentro, dalla drammaticità della propria dimensione interiore, nasce da un'insaziabile sete d'amore in cui si percepisce che mai nulla o nessuno ci potrà appagare. Nasce dal sentirsi "poveri" quando si è "ricchi", brutti quando si è belli, inermi, vulnerabili, quando al contrario si è forti. L'esclusione è, per l'autore, quando non si accetta la ferita, è sentire ancora un disprezzo che è cessato da tempo, finendo con il perpetuarlo masochisticamente. Ed è quando si è sempre alla ricerca di un impossibile ideale di sé e dell'altro che si finisce per "fallire" nella ricerca della relazione e dell'amore.

Ma che cos'è l'amore? Quando ci si innamora? Di chi ci si innamora? Come si fa ad accorgersi che siamo innamorati?... Sembrano esser le domande più ricorrenti che ci si pone e che le persone si pongono sul tema dell'amore.

L’amore viene evocato dal futuro ed innamorarsi richiede un cambiamento. Ogni grande amore è un processo di mutamento, è un movimento in avanti, in cui tutto cambia e tutto si evolve, in cui si percepisce l'intenzione di esplorare una possibilità di vita più piena.
L’innamoramento avviene quando siamo disposti a cambiare, è li che incontriamo qualcuno che ci aiuta a crescere, a realizzare nuove possibilità, a farci sentire soddisfatti e appagati. Quando ci innamoriamo scegliamo proprio quella persona che giunge nel momento opportuno, quella persona che ci appare la più idonea a risolvere il nostro problema esistenziale e che risponde a un nostro bisogno, il bisogno.  
Come afferma Kierkegaard (1843 p.99): “L’amore ha molti misteri, e questo primo invaghimento è anch'esso un mistero, e non il più piccolo”.
Quello che conta quando ci innamoriamo è il significato simbolico che la persona che abbiamo scelto porta con sé e la porta che insieme a lui/lei ci si apre. 
Quando invece non siamo pronti al cambiamento, accade che il processo di innamoramento si ferma allo stadio iniziale e si presenta come infatuazione o cotta e dopo un po’ svanisce. 
È ad esempio il caso delle persone che qualche tempo dopo, o anche appena dopo una breve infatuazione, si sentono attratte da un’altra persona e continuano la loro ricerca di qualcuno capace di risolvere il loro problema e di rispondere al loro bisogno.  

Si rimane nello stato d’innamoramento fino a quando l’altro non è afferrabile nella propria dimensione, sin quando qualcosa sfugge alla nostra comprensione. 
Quando siamo innamorati l’altro è un'immagine che ci ossessiona, è il nostro pensiero dominante e diviene l’unico interlocutore vero, il solo a cui poter rivolgere delle domande e da cui attendere una risposta concreta, anzi la risposta.

Nell'innamoramento e nella relazione amorosa il potere dell'Eros spazza via tutti i precedenti punti di riferimento. L'amore rende soli, perché la sintonia con gli altri esseri umani viene meno.  Può infatti accadere di non sentirsi compresi quando si vive un'esperienza amorosa, e nonostante questo da una parte ci faccia sentire inquieti, dall'altra ci fa vivere un'esperienza esaltante, perché ci fa sentire davvero unici al mondo. La controprova della nostra unicità ci viene fornita dal sentirci amati dall'altro, a sua volta unico, la sola persona che per noi, in quel momento, conti qualcosa. 
Finché  l'amore dura viene vissuto come qualcosa di definitivo, di perenne. Nessuno può amare pensando che quel sentimento finisca, pensando che abbia un limite. Perdiamo il senso delle cose, usciamo dalla realtà del quotidiano, infatti l'amore cambia il nostro rapporto con la realtà. Per David (1971) l'innamoramento "è uno specchio che vede" la virtù dello stato amoroso che infrange i limiti ordinari dell'Io, in cui egli percepisce, conosce con una nuova sensibilità diversa e una presenza nel mondo completamente nuova.
L’intensità e l’esclusività del rapporto d’amore trasformano, vivificandolo, il modo con cui interpretiamo sia la realtà esterna sia quella interiore.
È come se una nuova moltitudine di immagini, di percezioni, di emozioni, riempisse i nostri canali sensoriali, aprendo all'anima un’altra dimensione. Nell'esperienza amorosa l’amore può illuminare di significato qualsiasi aspetto dell’esistenza”.  A. Carotenuto

Quando l'innamoramento finisce, perché si, finisce... la capacità di mantenere ricca un’esperienza d’amore dipende dalla possibilità di condividere con l’altro un arricchimento interiore, il quale è, oltre che insito nella persona, scaturito dalla relazione. 
Amare è un autentico lavoro psicologico, il più impegnativo che esista, proprio perché attiva in noi una nuova possibilità di conoscenza del mondo.
Come fare quindi nel mutamento che l'amore comporta, a mantenersi in equilibrio con la propria vita? Come fare a dotarsi delle capacità che ci permettono di uscire dai fallimenti d'amore?

L’amore, può  venire solo da se stessi, la forza non ci viene donata, ma va conquistata duramente. La protagonista di un romanzo di Jong (1984, pp. 155-156), alla sua bambina che ascoltando la fiaba de La Bella Addormentata le chiede “E se il principe non arriva?”, risponde che la Bella addormentata dovrà svegliarsi e abbracciarsi forte. Solo così l’autoaccettazione può condurre verso l’indipendenza, consentendo la relazione. E questo sembra essere l’unico modo per “salvarsi la vita”.

La vostra indipendenza insieme all'amore per voi stessi, sono la chiave che vi consente di relazionarvi e che vi dona serenità anche quando siete in assenza di relazioni intime, senza costringervi invano a cercarne. Quando sarete indipendenti e imparerete ad amarvi non avrete bisogno di cercare porti sicuri in cui approdare, perché sarete voi stessi la vostra colonna portante. Ed è solo così che potrete costruire una relazione sana, armoniosa, paritaria con l'altro.



Lara Zucchini


Fonti:

Alberoni F., Ti amo. Rizzoli: Bologna, 1996.
Carotenuto A., Eros e Pathos. Margini dell'amore e della sopravvivenza. Bompiani: Milano, 1987.
David, C. La dimensione amorosa. Liguori: Napoli, 1971
Hatfield E., & Rapson R.L., Gender differences in love and intimacy:  The fantasy vs. the reality.  In W. Ricketts & H. L. Gochros  (Eds.),Intimate relationships: some social work perspectives on love. (pp. 15-26).  New York:  Hayworth Press, 1987.
Yong, E., Paracadute e baci. Bompiani: Milano, 1984.

Kierkegaard, S. Diario di un seduttore. Rizzoli: Milano, 1843